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Craft beer d’alta gamma con 32 Via dei birrai

La copertina del numero di marzo 2017 di Imbottigliamento

Craft beer d’alta gamma con 32 via dei birrai

Inizia così l'articolo pubblicato da Imbottigliamento, la rivista che si rivolge all’industria delle bevande e dei liquidi alimentari e tratta delle varie tecnologie di confezionamento delle bevande alcoliche e analcoliche.

Nel numero di marzo 2017, che ci dedica anche la copertina, troviamo un articolo che presenta degli aspetti meno noti al pubblico, ma di sicuro interesse per gli addetti del settore: descrive in maniera accurata tutte le fasi che, di fatto, seguono la produzione delle birre, ovvero l'imbottigliamento, l'etichettatura e il confezionamento.

Di seguito un estratto dell'articolo in cui il giornalista si confronta con Alessandro Zilli, socio fondatore e responsabile R&D, su alcuni temi d'attualità nel settore delle birre artigianali.

La conversazione con Zilli ci offre l’opportunità di scambiare due parole sulle prospettive della birra artigianale italiana: «Che cominciano ad apparire incerte afferma l’imprenditore a causa del proliferare sì rapido delle aperture dei birrifici, ormai stimati in circa 1.100, senza che i consumi pro-capite di birra si siano schiodati dai 30 litri circa da parecchi anni.

Insomma, è vero che la competizione ha eroso mercato alla birra industriale, ma nel breve-medio periodo si dovrà diffondere una maggiore cultura birraria in modo da stimolare il gradimento di nuovi consumatori. In caso contrario temo sarà difficile per i birrifici in attività, e per gli altri che presumibilmente nasceranno nei prossimi mesi, riuscire a compensare i costi con ricavi adeguati».

Troppe le etichette in circolazione? «Sì  insiste Zilli  e il consumatore ne esce frastornato, incapace di scegliere e distinguere qualitativamente un prodotto dagli altri. In troppi ci si è gettati in questo settore improvvisandosi, attirati dal successo che ha avuto, ma adesso si sta diffondendo incertezza sul futuro anche a causa della crisi economica che porta tanti a essere più cauti nello spendere. Non escludo si sia creata una bolla speculativa che minaccia di esplodere prima o poi costringendo molti a chiudere».

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